Olio di colza, Biodiesel, ovvero la coperta è sempre troppo corta
Da qualche mese si è diffusa la notizia, prevalentemente via Internet, secondo la quale i motori Diesel potrebbero essere alimentati da olio vegetale al posto del gasolio, in particolare dall'olio di colza (Brassica napus oleifera), pianta che sembra non avere altro scopo se non quello di essere utilizzata come biocomustibile. Non si vuole qui svolgere un'analisi sul'attendibilità della notizia, tra l'altro già esaurientemente affrontata dal "cacciatore di bufale" Paolo Attivissimo, ma solo lanciare qualche eventuale spunto di riflessione.
Per prima cosa vorrei segnalare che la fonte del messaggio, diffusosi via email a mò di catena di S. Antonio, sembrerebbe essere Uriel, tramite il suo bolg "Il cammino del lupo": tuttavia in questo suo appello, al di là degli elementi rilevati dal su citato Paolo che lo classificherebbero come una bufala, emerge un elemento che più di ogni altro dovrebbe mettere sul chi vive il lettore.
Nella lunga descrizione che Uriel fà dell'olio di colza emergono solamente elementi postivi, pregi, motivazioni che rendono sotto tutti i punti di vista questo olio migliore, più efficiente, superiore del gasolio.
Ora non è di questo mondo la perfezione, infatti la coperta si dimostra sempre troppo corta e quindi è irreale che un prodotto racchiuda in sé tutte caratteristiche migliorative senza mai un "ma", ovvero un prezzo da pagare per piccolo che possa essere. Queste considerazioni dovrebbero essere alla base del buon senso che dovrebbe farci diffidare delle facili aspettative che promettono, poco o molto che sia, senza nulla in cambio.
Per essere anche costruttivi c'è da dire che in ogni legenda c'è sempre un briciolo di verità: la verità in questo caso si chiama Biodiesel, che è un combustibile a tutti gli effetti, solamente prodotto partendo da oli vegetali, tra cui quello di colza, anziché da idrocarburi.
Anche di questo se ne è ampiamente parlato, uno per tutti Jacopo Fogià nel 2000, evidenziando però in questo caso anche i tanto attesi difetti, gli svantaggi che deriverebbero da un utilizzo di questo combustibile vegetale al posto del tradizionale gasolio.
Attualmente le raffinerie petrolifere producono gasolio che, particolarmente se privo di zolfo,contiene fino al 5% di biodiesel in quanto la miscela risultante possiede migliori qualità lubrificanti (lubricity) del gasolio tradizionale. Inoltre per scuotere i più diffidenti è bastato che anche alcuni autorevoli media, se di autorevolezza si può parlare, diffondessero la notizia con sensazionalità, confondendo però olio di colza con biodiesel, utilizzando i due prodotti come fossero due facce della stessa medaglia, e riportando come unica controindicazione l'illegalità dell'utilizzo dell'olio di colza alimentare come carburante in quanto esente da accisa.
Il peggiore dei mali è l'ignoranza.
Infine c'è anche chi solleva delle critiche piuttosto forti ad un utilizzo intensivo dei biocarburanti, nell'accezione più generale del termine, critiche che nascono da motivazioni ben diverse dalla mera comparazione in termini di pro e contro tra biodiesel e gasolio. Al di là di tutto, l'importante è non farsi ingannare dalle soluzioni semplici, troppo semplici per cui le scelte che hanno maggiore impatto sono sempre quelle sbagliate: non saranno le migliori nè le uniche possibili, ma non sempre l’alternativa si rivela un male minore, almeno.
Purtroppo la storia ha più volte dimostrato che l'uomo dai suoi errori non vuole proprio imparare.
Per prima cosa vorrei segnalare che la fonte del messaggio, diffusosi via email a mò di catena di S. Antonio, sembrerebbe essere Uriel, tramite il suo bolg "Il cammino del lupo": tuttavia in questo suo appello, al di là degli elementi rilevati dal su citato Paolo che lo classificherebbero come una bufala, emerge un elemento che più di ogni altro dovrebbe mettere sul chi vive il lettore.
Nella lunga descrizione che Uriel fà dell'olio di colza emergono solamente elementi postivi, pregi, motivazioni che rendono sotto tutti i punti di vista questo olio migliore, più efficiente, superiore del gasolio.
Ora non è di questo mondo la perfezione, infatti la coperta si dimostra sempre troppo corta e quindi è irreale che un prodotto racchiuda in sé tutte caratteristiche migliorative senza mai un "ma", ovvero un prezzo da pagare per piccolo che possa essere. Queste considerazioni dovrebbero essere alla base del buon senso che dovrebbe farci diffidare delle facili aspettative che promettono, poco o molto che sia, senza nulla in cambio.
Per essere anche costruttivi c'è da dire che in ogni legenda c'è sempre un briciolo di verità: la verità in questo caso si chiama Biodiesel, che è un combustibile a tutti gli effetti, solamente prodotto partendo da oli vegetali, tra cui quello di colza, anziché da idrocarburi.
Anche di questo se ne è ampiamente parlato, uno per tutti Jacopo Fogià nel 2000, evidenziando però in questo caso anche i tanto attesi difetti, gli svantaggi che deriverebbero da un utilizzo di questo combustibile vegetale al posto del tradizionale gasolio.
Attualmente le raffinerie petrolifere producono gasolio che, particolarmente se privo di zolfo,contiene fino al 5% di biodiesel in quanto la miscela risultante possiede migliori qualità lubrificanti (lubricity) del gasolio tradizionale. Inoltre per scuotere i più diffidenti è bastato che anche alcuni autorevoli media, se di autorevolezza si può parlare, diffondessero la notizia con sensazionalità, confondendo però olio di colza con biodiesel, utilizzando i due prodotti come fossero due facce della stessa medaglia, e riportando come unica controindicazione l'illegalità dell'utilizzo dell'olio di colza alimentare come carburante in quanto esente da accisa.
Il peggiore dei mali è l'ignoranza.
Infine c'è anche chi solleva delle critiche piuttosto forti ad un utilizzo intensivo dei biocarburanti, nell'accezione più generale del termine, critiche che nascono da motivazioni ben diverse dalla mera comparazione in termini di pro e contro tra biodiesel e gasolio. Al di là di tutto, l'importante è non farsi ingannare dalle soluzioni semplici, troppo semplici per cui le scelte che hanno maggiore impatto sono sempre quelle sbagliate: non saranno le migliori nè le uniche possibili, ma non sempre l’alternativa si rivela un male minore, almeno.
Purtroppo la storia ha più volte dimostrato che l'uomo dai suoi errori non vuole proprio imparare.



